Tutti dentro il Pd (giapponese)

La sonante vittoria dei democratici in Giappone ha spinto Romano Prodi a rivendicare la vitalità del cosiddetto “Ulivo mondiale”, mentre la stampa tedesca considera la prospettiva di un’alleanza tra socialdemocrazia, Verdi e Linke come una replica in Germania dell’esperienza prodiana. Si tratta ovviamente di paragoni super sintetici o interessati, a causa delle differenze tra le tre situazioni.
1 SET 09
Ultimo aggiornamento: 16:48 | 5 AGO 20
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I democratici giapponesi sono un partito, composito quanto si vuole, ma un partito che nel corso degli anni ha inglobato quasi tutte le formazioni di opposizione ai liberaldemocratici, oltre che secessionisti di quello stesso partito, compreso il futuro premier. Oltre che la caduta di consensi per il governo in carica, la ragione di fondo della vittoria democratica è stata la pratica del “tutti dentro”. Anche la prima decisione del premier incaricato, quella di allargare la base del governo pure a due formazioni minori di opposizione, ha il senso di una scommessa su un processo di unificazione ancora più ampio. I democratici giapponesi, infatti, dispongono di una larga maggioranza assoluta alla Camera bassa, il che evita che nella coalizione si possano verificare i giochi ricattatori reciproci che hanno caratterizzato quelle del centrosinistra italiano.
Naturalmente bisognerà attendere il nuovo governo giapponese alla prova dei fatti, per valutarne le qualità operative, ma sul piano politico è già evidente che il carattere essenziale della sua impostazione è lo stile inclusivo, che comporta una grande varietà di posizioni interne, che non hanno però appesantito la battaglia elettorale. Se i democratici nostrani hanno qualcosa da importare dal Giappone non è la vanagloriosa rivendicazione di primogeniture ma l’esempio della fatica e dell’umiltà dell’inclusione.